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Storia di un tentato rapimento


L'incredibile storia di un tentato rapimento ad opera di un noto grafico del centro Italia. Per motivi di privacy useremo un nome di fantasia, lo chiameremo "D.V. Cam".
La storia è quantomeno strabiliante ed ha dell'incredibile. Testimonia però un inquietante realtà, come l'aumento della microcriminalità influenzi la vita di una tranquilla persona di campagna.

Ecco lo scioccante racconto tratto dal verbale redatto presso i Carabinieri:



"Ehhh.... Mi trovavo con la mia ragazza a cena da Faliero dove, dopo un bicchiere di vino e una torta al testo ero ubriaco fradicio. Sono uscito addirittura a maniche corte e col primo bottone della camicia slacciato e con la cravatta in fuorigioco (inaudito, sioccante, inaudito (commento dei carabinieri)).

Mi sono diretto alla macchina che non so nemmeno io come ho fatto, ad un certo punto ho visto quattro persone che facevano le torte dirigersi verso di me. Avevano un cappello bianco, un sinale e una maglietta bianca a maniche corte, erano proprio simili ad una setta satanica o un corpo paramilitare; mi sono messo a correre tenendo per mano la mia ragazza che era spaventatissima, diceva "Non voglio cadere", e secondo me voleva dire "non voglio cadere nelle mani di quei balordi!".

Montato sulla mia Ferrari Dino dell'84, Sono partito con una sgommata e per poco non investo quei manigoldi;

- "Pòrci!", urlai con il pugno chiuso fuori dal finestrino

Ho visto con la coda dell'occhio che prendevano una macchina; rosso in volto ho capito che volevano sequestrarmi, la mia ragazza non ha detto una parola ed io neanche. Il mio navigatore satellitare mi indicava la via, peccato che ancora avevo il software in tedesco che mi indicava la via più breve per arrivare a Berlino. Mi sono fidato quindi del mio istinto, così ho cominciato a sbanchinare per alzare il polverone, ma loro erano ancora dietro; cercavo di prendere quante più buche possibile per spaccare la coppa dell'olio, riversando così il lubrificante sull'asfalto e facendo di conseguenza sbandare la macchina degli inseguitori. Mi sembrava di avere la vista un po' appannata, ma riuscii a distinguere la loro macchina che aveva voltato all'incrocio che avevo appena passato. Quei bastardi ne sapevano sicuramente una più del diavolo, così mi son detto

"loro sanno che io faccio questa strada e organizzeranno un blocco, non intestinale, ahahahaha...."

Quindi senza pensare un attimo di più ho fatto un'inversione di marcia, e ho rimboccato l'incrocio per la strada che avevano preso loro. Li vedevo davanti a me, molto lontani, non mi avevano visto; un po' più vicino, un po' troppo vicino, "ahh che cazzo l'occhio!"

- "Signore, signore, la sua macchina è da buttare.", questa è la voce che sentii quando mi svegliai sdraiato sul lettino dell'ospedale, mi volevano ammazzare, e c'erano quasi riusciti; avevano appositamente parcheggiato la macchina davanti ad un bar, è per questo che io mi ci avvicinai a quella velocità; loro sapevano, loro sanno tutto di me.

Ma io non potevo stare all'ospedale, dovevo fuggire, sicuramente avrebbero molestato la mia famiglia, e soprattutto Bubu, il mio cane pechinese con quelle orecchie aguzze, ascolta sempre quando torno, e me le muove, e mi commuove. (non faccia così signor D.V. Cam, prenda questo fazzoletto, no, che fa, ora se lo tenga (commento del maresciallo)).

Infatti quello stesso giorno successe una cosa stranissima, io e Bubu stavamo vedendo la televisione, la trasmissione di Cucuzza, che a noi piace tanto, quando è andato via il canale, ma non di Suez, ehehehehe....

Sicuramente erano i malfattori, che stavano cercando di entrare nel mio palazzo dal tetto, urtando l'antenna avevano sbagliato di grosso ed io lo avevo capito. accesi subito il camino per evitare di sentire freddo, e allo stesso tempo con il fumo scoraggiare l'incursione dei malfattori, avete presente come si fa con le api insomma... Era molto che non accendevo quel camino e non mi ricordavo come mettere bene le fascine per farlo ardere, sono stati degli attimi interminabili, alla fine sfruttando le pagine dei miei giornaletti porno, feci una bella fiamma alta, e l'odore acre della plastica doveva avergli fatto l'effetto di un lacrimogeno, e fuggirono, però sicuramente prima della fuga devono avermi messo della benzina nel camino, perchè mi prese fuoco tutto. Io e Bubu ci siamo abbracciati aspettando la nostra fine, che fortunatamente, non arrivò, perchè arrivarono prima i pompieri; io ero paralizzato dallo spavento, loro non hanno voluto credere alla mia versione, per cui sono qui a sporgere denuncia anche contro il corpo dei Pompieri.

Pensandoci bene, adesso che mi ricordo, il primo attentato a loro imputabile risale a qualche giorno prima, quando mi sono trovato il parabrezza della macchina pieno di mosche spiaccicate, lo stesso giorno è entrato anche a negozio uno che nè io nè Bubu conoscevamo, chiedendomi fare delle fotocopie, pensate, non c'è scusa più banale per uccidere una persona, quando soprattutto la taglia sulla mia testa ha un valore inestimabile, io sono una persona importante, secondo me è un gruppo organizzato.

Chiedo quindi che mi sia assegnata una scorta, almeno fino a quando non avrò finito di pagare le rate della Ferrari Dino che ho distrutto. Mi rimetto alla vostra clemenza."


Un mese dopo dalle attente analisi e indagini della polizia si scoprì che i quattro malfattori, intanto non erano quattro ma erano due, poi erano i due pizzaioli che avevano finito il turno e volevano andare a bere qualcosa al bar lì vicino. L'episodio del camino invece era dovuto alla fuliggine e ai vari nidi di rondine presenti all'interno della canna fumaria, e non c'era mai stato nessuno sopra il tetto, tranne il tecnico da lui chiamato per aggiustare l'antenna. Si riuscì anche a identificare la persona che entrò a negozio, un ragazzino che frequentava la vicina scuola media G. Pascoli e doveva darsi una spuntatina ai capelli in occasione del sacramento della Cresima. Il signor D.V. Cam però è tenuto costantemente sotto stretta osservazione, dal Centro Igene Mentale della USL del Perugino.


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