Il technolinguaggio


A volte le parole non bastano. In un mondo come il nostro, sempre più frenetico, con la testa già al quarto millennio, le normali regole del linguaggio risultano molto limitanti; serve un codice più rapido, per riuscire a trasmettere la massima quantità di informazioni nel minor tempo possibile.


Molti, tra le nuove generazioni, usano dei veri e propri algoritmi di compressione per parlare con gli amici, e una telefonata d’amore di un’ora si traduce in 4 S.M.S. composti al più da 9 lettere l’uno. Tempo totale dell’operazione due primo e 12 secondi.

Un’altra forma di comunicazione in voga è il criptaggio dei dati, per non farsi capire dagli altri; è molto usato l’alfabeto aspirato, parlare cioè aspirando l’aria invece di buttarla fuori, creando un effetto Rewind. Oppure il codice V.S.C.N. (vocali si, conzonanti no), che consiste nel pronunciare soltanto le vocali contenute nelle parole e pronunciare le conzonanti appena appena accennate, quasi impercettibili. Esempio: “i”, vuol dire ‘si’. “erchè”, perché. “E amo?”, che facciamo? “amo ia”, andiamo via. E così via.

Abitudini che nel popolo di Internet sono pane quotidiano, basta entrare in una chat: Sei M o F,? Da dove dgt?, LOL, cmq, J, L, …Nei dialoghi le parole italiane sono pochissime, eppure entrambi gli interlocutori capiscono benissimo. Con il passare del tempo e con le linee sempre più veloci, la necessità di trasferirsi informazioni in tempo zero cresce in maniera esponenziale.

E’ da poco nato un vero e proprio movimento di rivolta che mira a sconvolgere le basi della lingua italiana e farla adeguare alle nuove esigenze comunicative. Siamo andati ad intervistare il leader di questo moto, Giovanni Moto, molto noto nella piana di Noto.

Buonasera, signor Giovanni, è un vero onore parlare con il capo spirituale di una rivoluzione lessicale.
B.A.L.G.O.E.T. L.C.C.O.E.V.G.C.T.

Come scusi?
Mi perdoni ma ho un po’ di fretta… le ripeto la frase con il vostro linguaggio, ma le assicuro che poi mi si fa ttardi, potrebbe succedere da un momento all’altro…

Va bene, mi dica, non la trattengo oltre.
Buonasera a lei e grazie per quest’opportunità di esporre le mie teorie. La comunicazione convenzionale è ormai obsoleta, nell’era del villaggio globale comunicare è diventato uno dei bisogni primari e si deve comunicare il più possibile, in tutte le situazioni per restare al passo coi tempi. Si rende conto che durante il tempo della nostra conversazione, nel mondo, sono nati 4 bambini? Sono i figli di mio fratello, miei nipoti, mi dispiace ma devo andare.

E’ L’intervista?
C.I.A.O.




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