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C'era una volta, tanto tempo fa, un vecchio falegname, bianco per antico pelo, di nome Geppis, ma chiamato da tutti Geppetto (e così faremo anche noi).

Una calda notte estiva il nostro Geppetto, dedito come sempre al suo lavoro, stava creando un piccolo fallo di legno. Lavora lavora si accorse che il fallo era sì lungo, ma troppo fino...

- "Ci farò il naso di un burattino", disse 

E così, preso un pezzo di legno, si mise a lavorare. Il giorno dopo, di buon mattino, aprì la bottega e si mise a orinare sui muri; si recò al suo negozio e continuò a scalpellare il legno 

- "Aio!" si sentì; Geppetto che ancora non aveva smaltito la sbornia della sera prima rimase incredulo e diede una botta ancora più forte... 

- "Aio!" sentì di nuovo. Era il suo aiutante che gli teneva lo scalpello. 

Finalmente il burattino era pronto, Geppetto lo guardò soddisfatto, gli avvitò il naso e lo mise da una parte. In quel momento entrò nella bottega Gina Lollobrigida, vestita da fatina; guardandosi intorno la sua attenzione cadde sul lungo naso di Pinocchio e sentì subito qualcosa di umido immezzo alle gambe, era la mano sudata di quel porco di Geppetto che dopo essersela passata in fronte dallo stupore non potè trattenere. La fatina, scossa, fece un balzo in avanti e il vecchio fece un triplo salto mortale all'indietro per dimostrare le sue capacità. 

Lei però era rimasta colpita soprattutto da quel bel burattino e decise di animarlo; 

- "Come si chiama?", chiese la fata a Geppetto, "Pinocchio", rispose lui 

La fata si concentrò e Pinocchio cominciò a ballare la break dance; all'inizio era un po' legnoso, ma poi si sciolse e cominciò a girare sulla testa con estrema disinvoltura. 

- "Grazie!", disse Geppetto, "ma come farò a fermarlo?
- "E spegni quella radio!", rispose la fata, "Trattalo come se fosse tuo figlio, ti lascio anche questo grillo, che lo sorveglierà, ci vediamo Geppis". 

I giorni passavano, ma Pinocchio come aiutante non ci sapeva fare, e così Geppetto decise di mandarlo a scuola; radunò i suoi pochi risparmi e gli comprò un abbecedario d'oro scritto a mano da Gutemberg in persona.  

- "Ora dovrai studiare!", sussurrò il grillo 

Quelle furono le sue ultime parole famose perchè Pinocchio glielo sfrombolò subito addosso e lo fece secco. 

Il primo giorno di scuola Pinocchio era felicissimo perchè non davano i compiti ma appena fecero l'appello s'indispetti, la maestra infatti faceva pronunciare il nome di ognuno tenendo larga la bocca con due dita; arrivato il turno suo gli uscì "Io sono Finocchio" (provate ora voi a dire "io sono Pinocchio" tenendo ben larga la bocca con due dita e capirete). Da quel giorno decise che la scuola era solo una presa in giro e la mattina se ne andava a far salina per le vie del paese.  

Una di queste mattine, incontrò in un vicolo il suo amichetto Lucignolo, che stava andando in palestra con Lumuscolo e Luferrigno. I due si salutarono e Lucignolo gli diede appuntamento per la mattina seguente al Paese dei Balocchi, che era una grande sala giochi.  

- "Porta dei soldi", gli disse, "ci andiamo a fare un viaggetto, c'è da divertirsi!

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